Forse non è possibile stabilire la data di origine della stampa forense poiché l'avvocato ha innata l'esigenza di narrare, interpretare e commentare i fatti ed i problemi della giustizia e del foro. Una esigenza dice Franco Sabatini che non può essere soddisfatta dal rudimentale tam tam che corre lungo i corridoi dei tribunali, dove il collega segnala (quasi sempre in negativo) la decisione di questo o di quel giudice.
Certo è che la stampa forense era viva anche nell'ottocento, confusa con la stampa giuridica. Successivamente se n'è distaccata in parte, per privilegiare le espressioni dei tanti interessi culturali che hanno sempre caratterizzato la vita dell'avvocato. Sono interessi che spaziano dalla storia alla cronaca, dal diritto alla socialità, dalla politica al volontariato.
Tra i primi fogli esclusivamente dedicati alla professione forense si ricordano Il Monitore dei Tribunali , la Toga di Napoli, L'Eloquenza di Roma, fondata da Antonio Russo nell'anno 1911, Battaglie Forensi , che iniziò le pubblicazioni il 15 febbraio 1922 ad opera di una cooperativa costituita dal Sindacato Forense Romano.
Quest'ultimo coraggioso giornale, che proseguì anche nei primi anni del periodo fascista, denunciava il cronico disservizio degli affari giudiziari, il disorientamento della magistratura, l'avversione della classe forense per le giurisdizioni speciali, la deplorevole incuria delle questioni professionali ( nihil novi sub sole ) e si erigeva a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.
Un cenno particolare va fatto a Gli Oratori del Giorno , una rivista forense a diffusione nazionale fondata nell'anno 1927 da Titta e Nicola Madia, ora autorevolmente diretta da Titta Madia jr, che prosegue con dignità e bravura una nobile tradizione di famiglia.
Recentemente questa rivista, su segnalazione di Aldo Casalinuovo jr, ha richiamato una pagina de La frusta. Cronaca politica del Popolo , un giornale stampato a Salerno ove, nell'edizione del 22 agosto 1885, a proposito della riforma giudiziaria, così diceva: E' senza dubbio un requisito importantissimo quello dell'anzianità, ma quando si adotta come criterio unico per premiare o promuovere quelli che spendono l'opera loro in servigi del Paese, è un criterio meschino, che riesce troppo spesso ingiusto e anche contrario allo scopo cui tende. Sarebbe perciò una misura necessaria e giusta il regolare per l'avvenire le promozioni nella Magistratura non solo in base all'anzianità, ma anche secondo il merito acquisito nell'esercizio lodevole della carica; ed in tal modo, ne siamo certi, per un piccolo danno che verrebbe agli indolenti e agli inabili, si farebbe un bene sicuro ai Magistrati abili e solerti nel proprio dovere, e più che ad essi all'amministrazione della giustizia, che ne sarebbe più di tutti avvantaggiata.
In ogni tempo la stampa forense è stata libera, spontanea, anticonformista, espressione viva di quegli avvocati che, pur esercitando quotidianamente l'avvocatura, si sentono un poco anche giornalisti con l'intento di esprimere idee e principi intrinseci alla loro persona, spontanei moti dell'animo, commenti non condizionati da interessi o convenienze di parte. Se ne rileva, tuttavia, discontinuità, improvvisazione, passionalità e, a volte, mancanza di uno stile accettabile.