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Il 13 e 14 novembre 1992 la direzione della rivista P.Q.M. di Pescara, aderente all'A.STA.F., d'intesa con l'Università degli Studi G. D'Annunzio, ha indetto ed organizzato un convegno nazionale sul tema “ La formazione e la informazione forense a mezzo delle riviste di dottrina e di giurisprudenza” .
La relazione è stata svolta da Francesco Galgano di Bologna e gli interventi programmati da Salvatore Hernandez, Amedeo Franco, Osvaldo Prosperi e Franco Sabatini.
Gli atti del Convegno si possono leggere sul Quaderno P.Q.M. n.1.
L'improvvisa scomparsa del presidente Aldo Torre, avvenuta il 13 gennaio 1993, ha provocato all'associazione una inevitabile battuta d'arresto, superata per la tenace volontà di Carlo Petrone e del prezioso Marcello Pacifico. I due valenti avvocati con la vocazione del giornalismo, forti delle loro esperienze personali, hanno tenuto in piedi l'associazione in quel delicato periodo che vedeva coinvolta, di riflesso, anche l'avvocatura nella triste vicenda di “tangentopoli”. Presso la sede della Cassa di Previdenza in Roma il 19.02.1994 si teneva la prima assemblea dopo la scomparsa di Torre nel corso della quale venivano eletti Petrone come Presidente, Pacifico Vice Presidente., Lana Segretario-Tesoriere , Rapanà e Sulfaro membri del Consiglio. I neo eletti avevano il compito di aggiornare lo statuto e di predisporre un programma dei lavori per determinare le condizioni di una assemblea generale per il definitivo rilancio dell'Associazione.
L'appuntamento è fissato a Pescara dal 13 al 15 dicembre 1996 in occasione della Conferenza Nazionale dell'Avvocatura Italiana. All'assemblea dei numerosi direttori delle riviste forensi ha partecipato il Presidente dell'Organismo Unitario Giovanni Mati convinto assertore della funzione della informazione. I direttori hanno eletto a comporre il Direttivo Nazionale i colleghi Francesco Paolillo di Trani, Leonardo Carbone di Ascoli Piceno, Marcello Pacifico di Pescara, Ascanio Amenduni di Bari e Mario Rapanà di Latina. Successivamente nel gennaio 1997 il Direttivo eleggeva Presidente dell'Associazione Amenduni, Vice Presidente Rapanà e Segretario-Tesoriere Pacifico.
Divenuto presidente Ascanio Amenduni, l'A.STA.F. ha assunto un nuovo volto, per l'originalità del suo stile giornalistico e per la pubblicazione di brochures e rassegne stampa, anche a colori, caratterizzate da slogan significativi quali ad esempio: “ la dea sbendata ”,” l'ipocrisia della giustizia italiana ”, “ il salto con l'Astaf ”, ” va foropensiero ”, ” il fine giustifica i media” , ecc.
Il 16 e 17 ottobre 1998 l'A.STA.F, in collaborazione con la rivista “ Notiziario Forense”dell'Ordine Forense di Latina e con il patrocinio del Consiglio dell'Ordine di Latina, ha indetto ed organizzato un convegno nazionale sul tema: ” Insieme per smascherare le ipocrisie della giustizia italiana” . Tra gli intervenuti e tra i partecipanti si ricordano gli avvocati: Giovanni Mati, Antonio Leonardi, Gaetano Pecorella, Carlo Taormina, Maurizio de Tilla, Nicola Emilio Buccico, Luigi Storace, Ettore Bucciero, Urbano Barelli, Giuliano Berti Arnoaldi ed i giornalisti: Sergio Zavoli, Gian Paolo Prandstraller, Sandro Provvisionato, l'on. Pasquale Bandiera, Giuseppe Scanni, Francesco Giorgino, ecc.
A seguito della tavola rotonda, svoltasi sul tema “Privacy e uffici stampa in Procura” , il sen. Bucciero ha presentato una proposta di legge a sua firma.
Il convegno di Latina ha posto in luce le qualità e le capacità organizzative del direttore del giornale forense locale Mario Rapanà che, tra l'altro, ha fatto propria e realizzata l'idea di una periodica Consulta Nazionale tra avvocati e giornalisti per la trattazione congiunta dei problemi inerenti i rapporti tra giustizia e informazione. Mario Rapanà veniva eletto Presidente dell'Associazione Nazionale Stampa Forense il 29 maggio 1999 ed ancora oggi svolge questa funzione. Sotto la sua guida l'A.STA.F. ha indetto la prima Consulta Nazionale avvocati-giornalisti, a Milano, il 29 e 30 Ottobre 1999, sul tema “ Quando il fine giustifica i media” , con la collaborazione degli Ordini degli avvocati e dei giornalisti di quella città.
La Consulta è sorta come organo collegiale con funzioni consultive (non deliberative), composta da più persone che si radunano per discutere problemi comuni; a Milano si è visto che i temi dell'incontro tra avvocati e giornalisti non sono di poco conto.
Innanzitutto si è dovuta smontare l'idea esposta dal Dr. Franco Abruzzo, Presidente dell'Ordine lombardo dei giornalisti, che vedeva negli avvocati una lobby potentissima all'interno del Palazzo di Giustizia.
A loro volta gli avvocati hanno dovuto riconoscere le difficoltà in cui si dibattono i giornalisti, stregati dai P.M. e impediti nell'esercizio della libertà di stampa, sotto la perenne minaccia della querela per diffamazione.
Ne è nato un ampio dibattito e Paolo Giuggioli, presidente dell'Ordine forense di Milano, ha detto “ il rapporto tra avvocati e giornalisti è stato finora caratterizzato da saltuarie e del tutto occasionali conseguenze, talvolta dettate da ragioni di opportunismo, ma le funzioni della Difesa e della Informazione, che queste due categorie rappresentano, sono connotate da finalità comuni: la salvaguardia della Civiltà. E la Civiltà prevede che le controversie tra cittadini, o tra cittadini e Stato, vengano risolte con regolari processi e non con sommari giudizi di piazza. Quanto sarebbe auspicabile, allora, che avvocati e giornalisti, nel rispetto delle regole deontologiche delle reciproche professioni, stabilissero un punto di contatto ideale, una sorta di intesa operativa, utile a concretizzare le aspettative di una società progredita qual è la nostra!”.
Mario Rapanà, nel suo intervento, ha aggiunto che “ attraverso la qualità dell'informazione si può accedere al più complesso livello della formazione ”.
Per coniugare Giustizia e Informazione, Ascanio Amenduni è ricorso all'immagine dell'avvocato – guardiano del faro – cioè del professionista del Diritto che sa riconoscere da lontano l'ipocrisia delle leggi e gli inganni nei palazzi della Giustizia, non più limitandosi ad un ruolo recettivo, ma diventando l'occhio vero dei media.
Tra gli argomenti trattati hanno avuto particolare rilievo quello della correttezza dell'informazione, nonché: “ volti e manette in cronaca, diritto e deontologia professionale del giornalista, doveri deontologici tra avvocati e magistrati nei rapporti con la stampa, giudizio imparziale tra carriera e politica nelle aule di giustizia e nei media, giurisdizione mozionale, TV in aula e processo parallelo massmediatico, giornalista istruttore, mancanza di “law appeal” della giustizia civile sui media , psicologia, cronaca e reputazione” .
Remo Danovi, nel suo intervento, ha rilevato che la stampa forense forse non ha contezza della sua vitalità. Gli avvocati – ha aggiunto – non vogliono insegnare ai giornalisti come la giustizia vada portata in cronaca; essi però sono convinti che la lettura della stampa forense, che contiene il confronto delle idee e la disamina delle soluzioni possibili, aiuti l'informazione giudiziaria e favorisca la comprensione dei reali problemi del pianeta giustizia”.
Con l'intervento di Giorgio Fredas, le ragioni della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, sono apparse così evidenti che lo stesso Olivieri Diliberto, Ministro della Giustizia, presente in sala, ha dovuto convenire sui principi che la sostengono. Per realizzare la parità tra l'accusa e la difesa occorre assicurare l'equidistanza del giudice; è una posizione di imparzialità che rientra nella cultura della giurisdizione. Il Ministro, poi, ha detto: “ bisogna evitare che i processi vengano celebrati dai media prima che dal giudice, occorre fare chiarezza tra informazione e spettacolarizzazione del processo” e poi ancora:” si avverte un ritorno al passato con la gogna medioevale, la berlina, il pubblico biasimo, che prescindono dalla condanna definitiva”.
Con questo ampio ed aperto dibattito, la stampa forense si è posta a fianco dei media nell'intento di favorire quell'autoregolamentazione professionale che può dare un giusto equilibrio all'informazione ed impedire il reato di diffamazione.
Da quel giorno, l'A.STA.F. ha iniziato a partecipare, come associazione, alle assemblee ed ai congressi dell'avvocatura ed a patrocinare riuscite manifestazioni, istituendo più stretti rapporti con le riviste ed i giornali forensi aderenti, e rendendo più stabili i rapporti con le istituzioni e le associazioni forensi. |