Dopo la seconda guerra mondiale la stampa forense, ormai libera da ogni condizionamento, riprendeva le sue pubblicazioni. E, mentre a Padova usciva il “ Gazzettino Forense ”, mensile di vita giudiziaria e forense ad opera di Giovanni Bianco Mengotti, a Bari sorgeva “ Giustizia Nuova ”, periodico mensile di critica e informazione, fondato e diretto da Alfredo Zallone.
Nel n. 1/1954 di “ Gazzettino Forense ” si legge che il Ministro Guardasigilli Adone Zoli aveva emanato una circolare con la quale stabiliva di prorogare di un anno la durata in carica dei Consigli degli Ordini e di due anni quella del Consiglio Nazionale Forense.
Contro questa strana circolare, che violava la legge, insorgeva il giornale ed alcuni Consigli degli Ordini, tra i quali Torino e Padova, che mettevano in non cale la circolare ministeriale ed indicevano regolari elezioni, sostenendo che il Ministro non poteva interferire su questioni interne all'Ordine forense.
“ Giustizia Nuova ” era lo specchio della poliedrica personalità di Alfredo Zallone, tanto che cessava le pubblicazioni alla sua morte.
In quegli anni sorgevano localmente sindacati forensi che curavano nuove pubblicazioni settoriali a cavallo tra foro e giornalismo. Erano iniziative di avvocati che prestavano al giornalismo dedizione, cultura ed entusiasmo, dando così vita e sviluppo ad una stampa vivace ed operante a tutela della professione. Michele Cifarelli ebbe a definirla “ l'ultima trincea della libertà” .
Alfredo Zallone va ricordato, non solo come direttore di un foglio combattivo, ma anche come organizzatore del primo Convegno Nazionale della stampa giuridico-forense (Bari 4-6 ottobre 1963) e del secondo Congresso Nazionale della stampa giuridico-forense (Bari 6-8 dicembre 1969).
L'Associazione della stampa giuridico-forense era sorta a Roma qualche anno prima per iniziativa di pochi che avevano sentito il bisogno di riunire diverse pubblicazioni, sia quelle della stampa giuridica, sia quelle che traggono alimento dalla vita giudiziaria e forense.
L'On.le Filippo Ungaro, una figura di primo piano passata dal giornalismo all'avvocatura e poi alla politica, nell'inaugurare il Convegno, così classificava la poliedrica composizione dell'Associazione:
“- abbiamo la stampa dottrinaria, che raccoglie le sentenze, divulga i pronunciati della Corte Suprema e delle Magistrature di merito, segue gli sviluppi della legislazione ed alimenta la cultura, adempiendo ad una vera funzione di pubblico interesse;
- segue altra stampa dottrinaria che, però, si occupa dello sviluppo e della diffusione dell'oratoria forense, in via di netta trasformazione (es. “Eloquenza”, “Gli Oratori del Giorno”);
- vi è una terza categoria rappresentata dai molti giornali, sorti in diverse città, organi di Consigli degli Ordini, di sindacati forensi o di gruppi particolari, i quali si occupano dei problemi e del costume della categoria e del funzionamento degli organi giudiziari locali;
- infine va ricordata la vasta categoria dei redattori giudiziari (i c.d. “cronisti di nera”) che danno al pubblico le notizie più palpitanti degli avvenimenti giudiziari.
Il Convegno, a cui parteciparono anche magistrati impegnati nella stampa giuridica, si concluse con affermazioni e principi tuttora validi ed attuali. La stampa giuridica , si legge nella mozione finale, è custode ed animatrice dell'evoluzione del Diritto, è suscitatrice di energie volte alla individuazione di problemi, alla proposizione di soluzioni, alla formulazione di principi espliciti di deontologia professionale ed alla collaborazione verso la stampa giudiziaria nel delicato compito di informare e di divulgare le questioni della giustizia mantenendo umano rispetto per il cittadino imputato”.
Al secondo Congresso Nazionale dei periodici forensi parteciparono o aderirono 37 testate che testimoniavano la feconda attività pubblicistica ed i movimenti di opinione della classe forense. Furono presenti personalità di rilievo del Governo, del Parlamento, della Magistratura e del Foro; furono invitati anche quattro detenuti per partecipare al dibattito sull'edilizia penitenziaria.
Fu riconosciuto alla stampa forense il diritto di criticare le sentenze, anche quelle non passate in giudicato, con osservazioni giuridiche e dissensi unicamente scientifici, ma fu criticato il comportamento di una certa stampa quotidiana che si accaniva, in forma violenta e poco corretta, contro sentenze di primo grado con l'intento di suggestionare la pubblica opinione o di influenzare i giudici dei gradi superiori.
In quella circostanza fu eletto anche il Consiglio Direttivo della stampa giuridico-forense, composto dai seguenti avvocati, iscritti all'albo professionale dei giornalisti quali pubblicisti: On.le Filippo Ungaro – Presidente; Giovanni Bianco Mengotti ed Alfredo Zallone – Vice Presidenti; Giuseppe Lopez – Segretario; Edgardo Borselli, Giovanni Bovio, Domenico Piattelli – membri.
Gli atti del Congresso, pubblicati da Giustizia Nuova, riportano i numerosi interventi e l'ordine del giorno conclusivo, che metteva in evidenza talune proposte a tutela della stampa giuridica; ricercava soluzioni idonee a svincolare l'edilizia giudiziaria e penitenziaria dal concerto di più Ministeri per farla trasferire alle dirette dipendenze del solo Ministero di Grazia e Giustizia, ove veniva istituito un Centro nazionale di Studi e di Ricerche Giuridiche, composto da esperti di varie discipline. |