STORIA
 
LA CONTINUITA' DELL'ASTAF

Il 29 maggio 1999 il Consiglio Direttivo dell'A.STA.F., riunitosi a seguito del rinnovo delle cariche, ha eletto presidente Mario Rapanà, vice presidente Leonardo Carbone, segretario tesoriere Marcello Pacifico, consiglieri Giorgio Fredas, Sandro Giacomelli, Francesco Paolillo, presidente del collegio dei probiviri Guido Alberto Scoponi, componenti Remo Danovi, Franco Giuliano, Giancarlo Civello e Cosimo D'Arrigo.
L'anno successivo, su proposta di Mario Rapanà, sono stati chiamati a far parte del Consiglio Direttivo, con voto consultivo, i passati presidenti dell'associazione e l'8 febbraio 2003 l'assemblea degli iscritti, riunita in Roma, ha eletto, per acclamazione, Guido Alberto Scoponi presidente onorario dell'A.STA.F.
Il programma di attività si è articolato su tre direzioni:
- la prima, interna alla stampa forense, per coinvolgere tutte le testate che escono con regolare periodicità e per diffondere tra queste notizie e proposte, per coinvolgerle sui temi di comune interesse e per creare un utile coordinamento;
- la seconda, nei confronti dell'avvocatura istituzionale ed associata, partecipando ai congressi ed ai convegni per raccogliere le espressioni dei vertici degli enti forensi, auspicando la unità dell'avvocatura;
- la terza direzione, per così dire esterna alla classe forense, per instaurare un rapporto di reciproca collaborazione con la magistratura ed i mass media su tutti gli aspetti della giustizia e del diritto.
In definitiva, spiegava Rapanà, si tratta di istituire un organismo che si interessi dell'informazione giuridico-forense in modo diverso da quello di una normale agenzia di stampa, mantenendo un'equidistanza dai vari enti rappresentativi della categoria forense C.N.F., O.U.A., Cassa Nazionale Forense, Camere Civili e Penali, A.I.G.A., A.N.F., ecc., nonché del giornalismo e della magistratura.
Dopo il successo della prima Consulta di Milano, nella quale l'A.STA.F. aveva messo a confronto le due categorie dell'avvocatura e del giornalismo, che “ pur nella diversità delle funzioni hanno le finalità comune della salvaguardia del vivere civile, della democrazia, della libertà di pensiero e di critica” ( così Silvestro Stazzone), il Consiglio direttivo dell'A.STA.F., aderendo al programma predisposto dal Presidente Rapanà, ha ritenuto opportuno estendere il confronto anche alla magistratura. Con la costante collaborazione della giornalista Anna Raccuia, ha indetto la seconda Consulta che si è tenuta a Catania il 10 ed 11 novembre 2000, con la partecipazione della magistratura, con il patrocinio del Consiglio dell'Ordine forense di quella città, sul tema:” Responsabilità professionale dell'avvocato, del magistrato e del giornalista”.
“Il tema della responsabilità professionale – ha detto Mario Rapanà in apertura del convegno – pone il problema del rispetto della legalità, cioè della legge e della deontologia, ma pone anche il problema di un controllo sociale sulle tematiche e sugli avvenimenti giudiziari, la necessità della spersonalizzazione della notizia ed il rispetto dei limiti e dei diritti”.
Fabio Florio, presidente dell'Ordine forense catanese, ha parlato della cultura della responsabilità: “ un valore delle libere professioni che non passa attraverso i filtri del potere”.
Le relazioni sono state tenute da Remo Danovi e da Francesco Giorgino. Il primo, dopo aver ricordato gli artt. 1218 e 2236 cod. civ., ha illustrato il Codice Deontologico Forense nazionale, di cui – a ben ragione – può considerarsi l'ideatore ed il realizzatore. Il secondo, giornalista del TG 1, ha criticato la legge n. 468/99 ove, modificando l'art. 593 c.p.p., impedisce l'appello delle sentenze di condanna alla sola pena pecuniaria per il reato di diffamazione a mezzo stampa; da altro lato, Giorgino ha auspicato nuove regole per risolvere il problema della violazione del segreto istruttorio, poiché: “ occorre garantire pari dignità sia al diritto dell'indagato alla riservatezza sia al diritto della collettività ad essere informata”, ed ha concluso richiamando le parole del Cardinale Tettamanzi: “ il narcisismo è il peccato originale del giornalista, che si sente depositario della verità sui fatti; l'umiltà è la misura del coraggio del giornalista”.
Numerosi e qualificati interventi a seguire; particolarmente quelli della tavola rotonda presieduta da Maurizio de Tilla sul tema “ i limiti del diritto all'informazione, il cui superamento determina responsabilità giuridiche, sociali e morali”.
Gli avvocati catanesi hanno colto l'occasione della Consulta per premiare Silvestro Stazzone, concedendogli una giusta gratifica affettiva per la lunga militanza di direttore della bella rivista “ Vita forense” .

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La terza Consulta , con lo stesso schema delle precedenti, si è tenuta a Napoli il 9 e 10 novembre 2001, nella storica sala dei busti di Castel Capuano, ove, in marmo o in bronzo, sono raffigurati i grandi giureconsulti napoletani che “ tra il tramontare del secolo passato (sec. XVIII) e il presente (sec. XIX) più loda la storia”.
Il tema della Consulta era : “F ormazione professionale: momento di sviluppo cosciente della legalità, della efficienza della giustizia, di una responsabile informazione”.
Mario Rapanà, dopo aver porto il saluto dell'A.STA.F. a Francesco Landolfo, Presidente del Consiglio dell'Ordine, a Salvatore Maria Sergio, direttore della “ Rassegna Ordine forense” ed al Presidente della Corte d'Appello, ha dato l'avvio al dibattito e dato la parola ai relatori Guido Alberto Scoponi, Domenico Ciruzzi, Lucio Aschettino (magistrato), Franco Abruzzo (giornalista). Sono seguiti numerosi interventi ed una autorevole tavola rotonda, ancora presieduta da Maurizio de Tilla e brillantemente conclusa dapprima dall'On.le Vincenzo Siniscalco, quindi da Paolo Gambescia, direttore de “ Il Mattino ”. Egli, figlio di avvocato, ha detto: “ gli avvocati debbono farsi carico non solo dei diritti dei singoli, ma anche di quelli della collettività”.
Il documento finale della Consulta pone per la formazione professionale tre pilastri:
•  la formazione di una coscienza di legalità, ove la legalità è la condizione di ciò che è conforme alla legge;
•  la formazione di una maggiore efficienza della giustizia, ove la giustizia è possibile se si tracciano i giusti confini tra i poteri dello Stato;
•  la formazione di una responsabilità dell'informazione, ove l'informazione è responsabile se il giornalista ha cultura universitaria ed è specializzato.

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La quarta Consulta , svoltasi a Bologna il 29 e 30 novembre 2002, nella prestigiosa aula della Corte d'Assise e d'Appello di Palazzo D'Accursio e nella Cappella Farnese, ottenuta per il fattivo interessamento di Sandro Giacomelli, consigliere dell'A.STA.F, aveva per tema: “ In nome del Popolo…la Giustizia, il cittadino, l'informazione: rispetto della legalità o caos”.
Il Convegno, preceduto dall'incontro dei direttori delle testate forensi aderenti all' A.STA.F, è stato presentato da Lucio Stazzieri, presidente dell'Ordine forense bolognese, da Mario Rapanà e Guido Alberto Scoponi, che sono ripartiti dal tema della legalità, intesa quale comportamento rispettoso delle regole di convivenza.
Le relazioni sono state svolte da Maurizio Millo, Presidente della I Sez. Penale del Tribunale, da Claudio Santini, Presidente dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna e da Massimo Jasonni, dell'Università di Modena. Il primo ha precisato che “ il rispetto della legalità risponde all'interesse dei più deboli e dei più onesti, così da diventare difesa di chi, per veder rispettati i propri diritti, non ha altra possibilità sociale che quella di trovare un legislatore corretto ed un giudice onesto ”. Il secondo ha descritto una società fortemente “ giudiziarizzata”, poiché qualsiasi evento che si verifichi provoca subito una inchiesta giudiziaria, per cui il processo influenza la società e la società influenza il processo “ ed in questo modo, di reciproca attrazione e condizionamento, i mezzi di comunicazione di massa costituiscono la essenziale cinghia di trasmissione”. Il terzo ha rilevato una profonda sfasatura fra pubblica informazione – sempre più veloce perché supportata da nuove tecnologie – e processo penale, “ ancora ritardato da una congenita lentezza”.
In serata i partecipanti alla Consulta hanno assistito ad un gradevolissimo ed originale spettacolo amatoriale teatrale, abilmente organizzato da Anna Raccuja , dal titolo “ In nome del Popolo… processo alla giustizia” , nel quale il magistrato Carlo Nordio ha presieduto una giuria popolare composta da dieci giovani allievi della scuola di giornalismo di Bologna, dando la parola all'accusa sostenuta dal brillante avvocato Sergio Rossi del Foro di Latina ed alla difesa affidata al valente collega Luigi Di Maio di Roma.
Anche la quarta Consulta si è conclusa con una tavola rotonda composta da autorevoli esponenti dell'avvocatura, della magistratura e del giornalismo, che si sono trovati concordi nel valutare la gravità della crisi della giustizia, e nel formulare voti per una generale riforma a salvaguardia dei valori fondamentali della Costituzione.

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La quinta Consulta si è svolta il 26 e 27 settembre 2003 a Vibo Valentia sotto la guida magistrale di Marcello Colloca, Presidente del Collegio dei Probiviri dell' A.STA.F, sul tema ancora una volta fortemente provocatorio: ” tante sbarre…meglio fuori che dentro…o no?”. La manifestazione si è svolta con la collaborazione dell'Unione degli Ordini forensi della Calabria.
I giornali hanno dato risalto al problema carcerario con titoli particolarmente significativi quali: “ le carceri sono in vivibili” “troppi detenuti in attesa di giudizio”; “14 mila detenuti in più rispetto alle capacità carcerarie”; “13 mila agenti carcerari in meno ”.
I temi di questa Consulta riguardavano sia il problema della pena, sia l'istituto della detenzione. Doverosamente si è fatto cenno anche alla stampa di giornali e riviste all'interno del mondo carcerario.
Di notevole rilievo sono state le relazioni tenute da Carlo Petrone, past-Presidente dell'A.STA.F, dal magistrato Bruno Di Marco e dalla giornalista RAI Maria G. Mazzola.
La questione carceraria – ha detto Carlo Petrone – costituisce un focolaio aperto, con infezioni diffuse, che vanno dalla permanenza dell'art. 41 bis ai meccanismi sanitari ed alle strutture manicomiali”.
Numerosi sono stati gli interventi programmati e quelli della tavola rotonda a cui ha partecipato anche il Dr. Giovanni Tinebra, Presidente del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, che ha relazionato sui programmi in corso per l'attenuazione dei gravi problemi esistenti.

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La sesta Consulta si è svolta a Torino, nella nuova cittadella Giudiziaria, il 22 e 23 ottobre 2004, in collaborazione con l'Unione degli Ordini forensi del Piemonte e con il patrocinio di Enti ed associazioni nazionali, sul tema: “ Inaugurazione anno giudiziario: cerimonia o confronto”.
L'argomento prendeva le mosse dalla decisione del C.N.F. di non intervenire alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2003 e da due articoli apparsi sul “ Notiziario A.STA.F.”( anno III n.ri 1 e 2), il primo dal titolo “ Suonare la diana” ed il secondo “ La verità nasce dal confronto” , nei quali Guido Alberto Scoponi denunciava l'inutilità della teatralità e del formalismo della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. Annualmente gli operatori del diritto vengono invitati ad ascoltare la Relazione dei Procuratori Generali delle Corti che, attraverso la elencazione di dati statistici, descrivono lo svolgimento delle attività di amministrazione della giustizia nell'ambito di ciascuna Corte. Dopo sterili interventi di autorevoli personaggi, il Presidente della Corte si limita a dichiarare aperto l'anno giudiziario.
Un tempo la cerimonia era diversa, poiché la legge 6 dicembre 1865 n. 2626 disponeva che la relazione del P.G. dovesse contenere “ il modo come la Giustizia era stata amministrata nell'anno precedente”. Col D.P.R. n. 916/58 le cose sono cambiate; il P.G. ora è tenuto semplicemente a “ riferire sulla amministrazione della Giustizia”. E' evidente che, a seguito di questa diversa disposizione, la cerimonia ha perso di contenuto, ed è venuta meno l'analisi critica sul funzionamento della Giustizia. Una cosa è “relazionare sul come” la Giustizia è stata amministrata, altra cosa è “riferire” sull'amministrazione della Giustizia. Se si vuol dare un contenuto concreto alla cerimonia occorre istituire un confronto sulle modalità di esecuzione dell'amministrazione, aperto a tutti i partecipanti del mondo giudiziario: magistrati, avvocati, funzionari, giornalisti.
La contestuale discussione parlamentare sulla riforma dell'ordinamento giudiziario rendeva quanto mai attuale la provocatoria proposta dell' A.STA.F., per cui Mario Rapanà, nell'introdurre i lavori della sesta consulta, ha svolto una appassionata perorazione per stimolare una riforma che consenta all'avvocatura di partecipare alla cerimonia inaugurale, non solo per “ascoltare” la relazione (come si legge nell'art. 33 del testo di legge approvato dalle Camere ed in discussione al Senato), ma per creare la condizioni di un confronto a mezzo di un “ dibattito costruttivo, sereno e responsabile ”.
Remo Danovi ha tenuto la prima relazione, una esauriente valutazione del problema con concrete proposte volte a correggere l'inaccettabile testo dell'art. 33 innanzi citato. “ Noi vogliamo un dibattito costruttivo – ha concluso Danovi – una serena e responsabile dialettica conforme allo spirito della Costituzione”.
La seconda relazione è stata svolta, in sostituzione del Dr. Marcello Maddalena, dal P.M. Paolo Borgna che, dopo un interessantissimo excursus storico sulla posizione tenuta dalla magistratura italiana nei confronti degli altri poteri dello Stato, ha riconosciuto che “ le inaugurazioni dell'anno giudiziario continuano ad essere un'occasione mancata” poiché i P.G. non hanno titolo per parlare a nome di tutti i magistrati e perché c'è bisogno di una vera discussione sulla giustizia con i cittadini, in nome dei quali la giustizia stessa viene amministrata. “ Una discussione – ha precisato il P.M. – non una mera informazione sulle cifre che ogni anno vengono snocciolate sull'aumento o sulla diminuzione dei reati in questo o quel settore, …..ma sulle scelte di politica giudiziaria, sulle linee guida nell'organizzazione degli uffici, sulle priorità nell'esercizio dell'azione penale, sulla formazione dei gruppi di lavoro e le risorse da destinare ad esse. Il luogo in cui questa discussione-confronto dovrebbe avvenire – ha concluso l'oratore – può essere anche il Consiglio Giudiziario, integrato dalla presenza di membri laici”.
Peppe Fossati, direttore di “ Torino Cronache ”, ha tenuto la terza relazione, per esprimere il disagio e le difficoltà del giornalista nel reperire le fonti di informazione, in assenza di un codice di comportamento. E' significativo che, mentre il “fornitore” di informazione generalmente sfugge ad ogni censura, il “fruitore” dell'informazione è sempre chiamato a rispondere personalmente.
Alle tre relazioni si sono succeduti interventi di direttori delle testate A.STA.F, nonché del Presidente del Tribunale di Torino e di Antonio Rossomando, prestigioso Presidente dell'Ordine degli avvocato torinesi.
Infine ha preso la parola l'On.le Michele Vietti, sottosegretario alla giustizia e presentatore della legge di modifica dell'ordinamento giudiziario, il quale ha aderito alla proposta di modificare il testo legislativo, ipotizzando la soluzione possibile affinché l'avvocatura possa partecipare - da protagonista - all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Vietti si è impegnato di sottoporre al Governo il testo inserito nella mozione finale della Consulta.
La modifica legislativa che ne è conseguita va iscritta a successo dell'A.STA.F.. La legge approvata ha stabilito che nelle assemblee generali della Corte di Cassazione e delle Corti d'Appello la relazione sull'amministrazione della giustizia venga esposta dai Primi Presidenti delle Corti stesse e che i P.G. ed i rappresentanti dell'Avvocatura partecipino ed intervengano: ne deriva evidente una parità di posizioni.
La mattina di sabato 23 ottobre 2004 si è tenuta la consueta tavola rotonda, coordinata da Marcello Sorgi, direttore de “ La Stampa ”, con la partecipazione del Dr. Giuseppe Meliadò, componente del C.S.M., che ha esaminato l'intero assetto dei rapporti tra magistratura, avvocature e sistema politico, del Dr. Fabio Roia, S. Proc. Rep. del Tribunale di Milano, di Maurizio de Tilla , di Michelina Grillo, di Mario Berardi, Presidente dell'ordine dei giornalisti piemontesi, e di Leonardo Carbone, vice-Presidente dell'A.STA.F.. La rivista “ Vita forense ”, di Silvestro Stazzone, ha pubblicato un dettagliato ed esauriente riassunto dei temi trattati dalla Consulta di Torino. Ne hanno riferito anche “ Italia Oggi ”, “ Modello 5 ” , edito dalla Cassa Nazionale forense, “ Rassegna degli avvocati italiani ”, organo ufficiale dell' A.N.F., “ Notiziario A.STA.F.” , che ha ricordato anche la figura di Severino Valsania, già direttore del “Bollettino d'informazione” di Torino, immaturamente scomparso, ed assiduo sostenitore della stampa forense.

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E' già fissata la settima Consulta. Si terrà a Brindisi il 30 settembre ed il 1° ottobre 2005, sul tema “ Medioevo e Rinascimento nelle professioni….Accesso e numero chiuso: ipocrisia o realismo?”, su espresso invito di Augusto Conte, Presidente del locale Consiglio dell'Ordine degli avvocati e direttore della rivista ” Quaderni ”.
Mario Rapanà così presenta l'argomento: “ l'associazione pone all'attenzione dei relatori e dei responsabili dell'avvocatura, della magistratura e del giornalismo un problema che coinvolge tutte e tre le categorie professionali, con una provocazione specifica, e cioè che cosa fare di fronte ad una massa di laureati oggi difficilmente gestibili che intende svolgere una di queste professioni. Il numero chiuso può essere una soluzione? L'interrogativo è stato posto in più occasioni nel corso di specifici dibattiti, ma non vi è stato il coraggio di andare fino in fondo per dare una risposta concreta. Purtroppo siamo giunti ad un punto tale che non è più possibile continuare nell'ipocrisia”.

 

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